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"UNO MISMO" Me stesso. Jose Luis Acevedo



Omaggio di Addio a Rolando Toro Araneda, Creatore di Biodanza

“Il Riscatto del sacro”

 E’ impossibile onorare la memoria e l’opera di Rolando Toro Araneda, creatore della Biodanza, senza connetterci alle nostre origini primogenite, alla linea millenaria che nutre come il ferro e il carbonio le nostre ossa, muta testimone di quel parto iniziale.

  

                      “Il quotidiano parla a voce bassa dell’eterno”

                                                                                                          R.M.Rylke.

Nello stesso e luminoso braccio di Carina di Santiago, annidata in un’estremità di quella nuvola a spirale conosciuta come “Via Latea”, da milioni di anni una piccola sfera blu è piena di vita e gira su se stessa fra mille  pianeti e soli.

Questo seme bluastro, schizzato di nuvole e coronato da ghiacci, si sposta senza fretta e senza timore nel bel mezzo della magia celeste del nostro sistema solare, scandendo immancabilmente i ritmi e cicli intorno a un fuoco centrale che la nutre, gravita e  la feconda.

Qualcosa ha fatto si che, dopo quella grande esplosione iniziale, questo seme di vita entrasse in relazione con altri elementi dando vita ad un ecosistema più grande nell’armonia e nel vincolo del silenzio profondo, nell’ architettura del tempo e del vuoto, abitando quel territorio invisibile e contenuto.

Il suo verbo celeste e silenzioso parla della cadenza delle sue orbite nell’espansa melodia del tempo, con accordi stellari fra pause ed ellissi senza fine.

Questo seme del fuoco originale attraverso gesti convulsi e galoppanti e cataclismi millenari partorisce se stessi fra ecatombe di ghiaccio e fuoco, fecondati dal caos per un’intenzione non scrutabile che l’ ha portati ad aprirsi fra mari di lava e roccia, per incubare in quella placenta originale quel gene dell’origine, dell’esplosione primaria, quella voce rotta dal pianto delle stelle, quel grido sacro iniziale, quel polso innominabile che non cessa di echeggiare fino ad oggi in questi occhi che leggono, in questi battiti che  rincorrono quelli, in quell’ estasi dell’ essere e dell’esistere.

Nella roccia, nel fuoco, nell’ acqua, nei tuoi occhi, nel tuo polso, nel tuo alito.

E’ la vita che si è fatta strada in questa “età senza tempo”, fra il caos e l’impulso primordiale.

Ciascuno di noi, abitante attuale di questa terra, fu preceduto millenni fa da un nonno e una nonna che furono capaci di superare ogni tipo di pericolo, incidente e violenza, perché si rendesse possibile la discendenza dai nostri antenati fino ad oggi.

Alla fine di quel giorno decisivo e imprevedibile, lei e lui trovarono un momento per riposare, guardarsi, riconoscersi, incontrarsi, andare oltre se stessi, cercare i loro corpi e accogliersi nel misterioso godimento dell’ abbraccio.

Grazie a quegli eroi anonimi e senza protezione, sopravvissuti a periodi interglaciali e a catastrofi naturali, siamo oggi su questo pianeta, in questo paese, in questo tempo e spazio.

Non è azzardato, non è casuale.

E’impossibile onorare la memoria e l’opera di Rolando Toro Araneda, scomparso il 16 febbraio di quest’anno, senza connetterci alle nostre origini primogenite, alla linea millenaria che nutre come il ferro e il carbonio le nostre ossa, muta testimone di quel parto iniziale.

 

IL CAMBIAMENTO 

Gli attuali abitanti della terra assistono ad una delle epoche più appassionanti della storia umana. 

Da un lato, sono nate tutte le ideologie predominanti fino al XX secolo, si sono affermati paradigmi  che le supportavano e si sono diffuse le  credenze  che avrebbero sostituito la visione del mondo  per vari secoli.

Da quelle più comuni come :”Gli uomini non piangono” o “La terra è piatta” ed altre ancora come la concezione dell’atomico, del subatomico e delle dimensioni fino ad ora inaccessibili alla fisica quantica, si è visto il diffondersi di un crescente disagio dovuto ad un cambiamento tanto veloce quanto radicale che ha reso difficile adattarsi alle nuove realtà.

Lo stesso accade con le credenze religiose che dogmatizzano una divinità separata dall’ uomo, vigile e castigata. Religioni che creano la tragica divisione fra corpo e anima, fra profano e sacro,  divenendo amministratori del sentimento trascendente o spirituale di milioni di esseri umani, per incatenare il dio addormentato all’interno di ognuno di noi sotto mille forme di fanatismo, minacce di oltretomba, sentimenti di colpa e dogma di supina ingenuità.

L’inglese Bertrand Russell, Premio Nobel di letteratura, lo descrisse: “E’ mia opinione che la religione si basi principalmente sulla paura.  Una parte di lei risiede nel terrore di ciò che è sconosciuto e un’altra  nel desiderio di sentire la presenza di una specie di fratello maggiore che ci accompagna sempre e ci aiuta nei nostri problemi e dispute”.

Lo stesso accade con l’avanzare delle scoperte scientifiche in campi come la medicina,l’astronomia, la fisica, la biologia, la genetica, le neuroscienze, etc. Assieme a questa destrutturazione galoppante, l’ essere umano vive un profondo caos e la caduta in questo baratro è totale. C’e un collasso delle fondamenta di questo sistema, che già impedisce una visione del mondo simile a quella dei nostri genitori o avi, perché è fondato su di un paradigma figlio della cultura egocèntrica che ci ha governati per millenni.

E’ questo l’epicentro della crisi che  si manifesta nelle vite di ognuno di noi. La sottomissione dell’essere umano,  la miseria, lo sfruttamento, la violenza e la discriminazione, sono  realtà che ci circondano ogni giorno. L’ essere umano vaga oggi errante e solitario in mezzo alla routine senza senso, intrappolato nella società alienante per soldi, violenza, successo, sottomissione dell’ altro, competizione e infine per il vuoto.

La distruzione massiccia e progressiva delle risorse naturali, la contaminazione dell’ ambiente e il riscaldamento globale imminente, indicano lo stato attuale della nostra specie. Molto presto si vedranno fra di noi pesanti carestie, guerre per risorse basiche come l’acqua.

Cos’ è successo allora a quel fuoco originale, a quell’ impetuoso abbraccio colmo di affetto, alla stretta relazione che intercorre fra tutto ciò che è vivente e che è speciale nelle persone?

Crediamo che nella radice della tragedia della nostra civilizzazione ci sia la repressione e il maltrattamento dell’affettività nel corso della storia. Questa è la grande oscenità, la grande ferita civilizzatrice. Questo è stato possibile a livello sociale grazie all’abuso di potere, la sottomissione di grandi conglomerati umani e condizioni di sfruttamento, violenza e sul piano famigliare ed educativo per la repressione della sessualità, del corpo e dell’affettività attraverso la carenza infinita degli affetti già dall’infanzia, l’ abuso, la violenza, la repressione, l’abbandono o la squalificazione. Però al contempo, l’epoca che viviamo porta con se segni rivelatori di un cambio molto profondo nella coscienza di un numero ogni volta maggiore di persone che cerca, trova e vivencia nuovi orizzonti.  Gli avanzamenti scientifici e tecnologici ci  mettono di fronte  a un mondo che in passato sarebbe stato impensabile.

Un numero crescente di persone ritrova la fede nel potenziale affettivo e trascendentale del destino, cercando nelle proprie vivencias nuove forme di relazionarsi, nuove forme di connessione con il sacro e la risposta a bisogni più profondi . Questo cambiamento trascende frontiere geografiche, religiose, politiche, razziali, economiche e culturali.

Il mondo non sta cambiando,come si sente dire frequentemente. Il mondo è già cambiato  profondamente.

 

La Biodanzaè una nuova cultura

Rolando Toro Araneda è figlio del suo spazio e del suo tempo, ed essendo sia utopistico ed ucronico trascende anche questi due stadi dell’essere.

Nacque in Concepciòn, nel 1924, in questo lontano e dimenticato paese dell’ emisfero sud, estraneo ai megapoteri attuali esistenti sul pianeta.

Professore, poeta, psicologo e antropologo, ma soprattutto testimone e pioniere dei culmini e degli abissi del suo tempo, delle stupefacenti scoperte della scienza e della tecnologia, come dei fallimenti dell’umanità portati allo stremo nell’olocausto, le guerre d’invasione imperiali, la discriminazione e gli abusi di potere, per arrivare fino al marasma attuale della cultura, “malati come siamo di civiltà”, secondo le sue parole.

In questo paesaggio, dal suo genio creatore e trascendente, nella seconda metà del XX secolo, nasce la Biodanza.

Al dire di Rolando la Biodanza nacque dalla disperazione di fronte ai gesti spezzati di una cultura e una civiltà malate.

Ascoltiamo la sua voce, dal suo libro di poemi “L’impossibile può accadere”.

 

Un filo di sole

Ci mantiene vivi

e il terribile potere del tramonto

ci muove voluttuosi.

Siamo forse un sorriso

nelle acque eterne.

Potenza delle stelle

trema in noi

creature vulnerabili.

 

Come umanità, possiamo dire che abbiamo sviluppato i potenziali del fare, del tenere e del possedere, privilegiando la ragione e la conoscenza scientifica della realtà per mezzo di un sistema di pensiero lineare  che ha cambiato diversi nomi nel corso del tempo, mantenendo però la stessa struttura logica costruita nella corteccia cerebrale, nel suo aspetto più analitico e causale.

Tutto questo ha permesso alla nostra specie di sopravvivere, espandersi e creare, specialmente nel corso degli ultimi 50 anni, un mondo di scienza e tecnologia talvolta appassionante.

 

L’AFFETTIVITà RISCATTATA

Il grande ostacolo dell’umanità adolescente ed immatura è tuttavia lo sviluppo e l’integrazione dell’ affettività nel mondo delle relazioni interpersonali. Solo 100 anni di psicoanalisi sono riusciti  a  riaccendere questo fuoco estinto.

Questo si riflette chiaramente nell’educazione dei nostri figli, condizionati nelle loro azioni e nel grado di consapevolezza  nel compiere un determinato gesto.

Claudio Naranjo dice “Per risanare il nostro mondo emozionale intendo recuperare la capacità  naturale di amare, questo comporta disimparare padroni riconducibili e distruttivi adottati durante l’infanzia come risposta alle difficoltà psicologiche dei famigliari e ai rovesci della sorte”.

Di tutte le grandi civiltà dell’essere umano, nessuna veramente ha sostenuto come valore centrale la vita, e come garante del suo sviluppo l’ amore o l’ affettività. Si potrebbe dire che i cosiddetti diritti economici, sociali e culturali (come il diritto al lavoro, alla salute, alla propria abitazione, educazione,  etc…) stiano cautelando questo potenziale, ma non è stato cosi.

E’ vero che “ non si pensa uguale” del castello e della capanna, come esprimeva C. Marx, ma oggi possiamo aggiungere: “Neppure si sente uguale dall’ uno o dall’altro posto”.`

“Non ho creato, ho soltanto visto quello che c’era già nel mondo” – ha detto Rolando Toro riguardo alla sua monumentale opera, la Biodanza.

Fra i suoi immensi potenziali genetici, l’essere umano possiede quello dell’affettività, il cui esponente massimo è l’amore in tutte le sue forme, è il suo frutto naturale, il vincolo.  Questo è l’impulso della vita alla crescita in qualità e quantità, in struttura e vincolo, in complessità e senso.

Questo attrattore universale definito da Rolando Toro ha permesso agli atomi di dare origine a quel processo di gestazione della vita fino alla comparsa dell’ essere umano sulla terra, di cui abbiamo parlato all’inizio.

Questo amore sociale e individuale, vale a dire l’affettività umana, è stata senza dubbio il potenziale più maltrattato nella nostra specie governata da questa cultura egocentrica.

AMO, DOPO ESISTO

La proposta di Rolando Toro di creare la Biodanza non fa altro che attingere alla maggiore universale della nostra specie, la capacità e la necessità di amore ed di essere amato, “amo, dopo esisto” sostiene.

Questa proposta, che nel suo enunciato pare frivola e ingenua, in Biodanza è intesa nella sua più profonda realtà vivenciale ed è parte dei suoi fondamenti teorici e metodologici.

Riferendosi alla Biodanza lui diceva “Non ho creato, ho solo visto quello che già c’era nel mondo”.

Ha saputo plasmare la magnificenza della sua percezione ampliata e il suo genio creatore in un metodo al quale tutti possono accedere.

Credo che il riscatto universale dell’amore, come capacità e necessità umana, risieda nel nucleo risanatore della Biodanza e costituisce il suo sostento centrale.  La funzione liberatoria dell’ oggettività, come motore dell’emancipazione vera e gioiosa dei potenziali umani è, a mio giudizio, il tema centrale della Biodanza e tocca precisamente il nervo della nostra cultura nella sua crisi e decadenza attuale.

Questo processo  integratore, la capacità di vincolo, è definita da Rolando Toro “Intelligenza affettiva”.

La dimenticanza millenaria di questo potenziale, la sua espressione patologizzata attraverso  relazioni personali e sociali, la repressione del piacere, del luddismo, la negazione del corpo e degli archetipici dionisiaci e femminili nella nostra storia, la dissociazione fra energia e materia, corpo e anima, profano e sacro, etc., oggi giorno ci permettono di comprendere chiaramente le origini della nostra tragedia come specie e l’oscenità attuale della nostra cultura e civilizzazione.

Riguardo questo punto, il fisico quantico Fritjof Capra espone, nel “Tao della fisica” : “Credo chela visione del mondo implicita nella fisica moderna sia incongruente con la società attuale che non riflette l’armonia interrelazionale che osserviamo nella natura. Per raggiungere uno stato di equilibrio sarebbe necessaria una struttura sociale ed economica radicalmente diversa:  una rivoluzione culturale nel vero senso della parola.  La sopravvivenza della nostra civiltà forse dipende della capacità che abbiamo di compiere questo cambio”.

 

IL VALORE DELLA VIVENCIA

 Rolando Toro fonda  la Biodanza sul Principio Biocentrico descritto con un modello teorico ben definito, una metodologia rigorosa e Vivenciale, un’accurata semantica musicale e una pratica di gruppo, come una proposta emancipatrice e integratrice dei potenziali rivoluzionari.

Biodanza lavora per il riscatto dei potenziali genetici universali ereditati da quel parto cosmico e trasmesso attraverso milioni di anni:  sessualità, vitalità, affettività, creatività e trascendenza.

Riscopre quello che portiamo con noi da sempre, dimenticato o represso per la cultura.

Questo significa adottare la capacità amatoriale e vincolante come nucleo fondante di tutto ciò che è umano.

Quando Biodanza postula nel suo modello teorico la tensione  primaria fra Identità e Regressione, sta ricorrendo alla memoria originale radicata nei vecchi ricordi del cervello.

Per questo sviluppa l’attivazione e l’armonizzazione del sistema integratore adattativo limbico ipotalamico (S.I.A.L.H) come fonte di riparentalizzazione per riscattare dalla preferita coscienza paradossale la fiducia nel creato, nella natura risanatrice, nei nostri propri istinti e in tutti gli esseri che ci circondano e allo stesso tempo per potenziare l’ identità, mediante l’espressione rigorosa dei potenziali genetici rivitalizzati.

Significa quindi, potenziare l’espressione genetica della specie mediante questo strumento privilegiato.

La vivencia indotta attraverso la musica è il movimento dei sensi che gradualmente si svegliano, si sviluppano e si potenziano attraverso il lavoro delle “Linee di Vivencia”. Questo è il grande apporto della Biodanza nella rieducazione delle funzioni originarie dell’ essere umano, è il riapprendimento della vita per postulare un essere umano, è una cultura Biocentrica. Quando una persona impara a camminare con fiducia, a vedere l’altro, quando impara di nuovo ad accarezzare, ad abbracciare, a incontrarsi con l’altro, ad essere in piedi nel mondo in tutta la sua integrità e fiducia, a esprimere liberamente i suoi affetti, emozioni e sentimenti, a mettere dei limiti a sognare a proiettare e ad agire di conseguenza, sta recuperando una genetica perduta nella mattina civilizzatrice, rifiutata per la cultura e le religioni sopravissute si sta abilitando in maniera esistenziale.

 

DISTRUZIONE O PIENEZZA

 Qual è l’origine della vecchia ferita nell’affettività umana? – Crediamo sia la paura l’ emozione primaria che cresce assieme all’ego nella coscienza separata, come la vivencia dalla natura e dagli altri.  Questa emozione è quella che percorre tutta la storia della psiche umana:  chiamata da Rolando Toro “paura metafisica”.

Questa polarità della paura verso l’amore percorre tutte le nostre civilizzazioni. Non è casuale che il mito giudeo – cristiano della genesi racconti la separazione e l’espulsione della coppia archetipica dal paradiso terreno e il castigo alla sessualità espressa da Eva.

Allo stesso tempo, l’ antico mito egizio di Osiris si centra sulla disintegrazione fisica di Osiris per la paura, l’ invidia e la sete di potere di suo fratello  Seth, e nel potere restauratore e integrativo dell’ amore di Iside  per riunire i membri e reintegrare la vita nel corpo e nell’ anima del suo amato.

Dimenticando se stesso o separandosi dal suo essere più essenziale nei labirinti del suo ego (come vivencia  separativa), l’ essere umano lascia spazio a questa emozione basilare della paura, capace di covare tutte le risposte patologiche che hanno prodotto questo vero tradimento alla vita nella nostra cultura.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

Per questo, il diritto all’ amore come  diritto umano è la condizione basilare per l’ostentazione dei potenziali umani nell’armonia con se stessi e con gli altri esseri: fu precisamente l’affettività l’ elemento più represso e dimenticato nella cultura  attraverso la storia.

Se la sofferenza dell’ essere umano è un comportamento  naturale, abbiamo di fronte solo due strade:  la distruzione o la pienezza.

Per questo Rolando Toro sostiene: “L’ evoluzione della nostra specie sarà segnata da una modificazione essenziale delle strutture che generano sofferenza per sostituirle con quelle che generano felicità”. “La capacità di apprendimento, memoria e percezione è condizionata dall’ affettività”.

Il genio della specie non è l’ intelligenza, ma l’ affettività orientata verso la tolleranza, la compassione, la cooperazione, la solidarietà, l’ amicizia e l’ amore.

 Solo liberando i potenziali affettivi e ponendo la vita al centro di tutti gli interessi e progetti civilizzatori sarà possibile una cultura rispettosa e protettrice della vita compresa nella diversità, libertà, collaborazione, emancipazione e integrazione.

Vale a dire il riscatto della sacralità della vita dall’ Epifania dell’Incontro.

 

* Josè Luis Acevedo D., Professore – Didatta – Scuola Modello di Biodanza.

 

 

 

 

                                           

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