"BIODANZA PRINCIPIO BIOCENTRICO E VEGANESIMO"
stralcio dalla monografia di titolazione per operatore di Biodanza
di Claudio Pezzetta
PERCHE' SONO VEGANO
Quello che manca nella nostra Società
non è certo la conoscenza delle tematiche ecologiche.
Non passa giorno che non siamo informati dei disastri
provocati dallo squilibrio ecologico.
Quello che manca, ed è qui che interviene la Biodanza,
è la certezza, nel più profondo del nostro essere,
che quella realtà di cui parlano i libri,
è una parte di noi e che noi siamo parte di lei.
Non una realtà distante,
per la quale proviamo dispiacere se va alla deriva,
ma che in fondo non ci riguarda.
L'obiettivo primario della Biodanza è riconnettersi con la vita e ciò vuol dire risvegliare in ogni cellula del nostro corpo la consapevolezza di appartenere a qualcosa di grande, di meraviglioso, qualcosa per cui vale la pena vivere al meglio ogni giorno.
Quando a tavola ci si trova davanti ad una bistecca, non si pensa che quella parte apparteneva a un animale da accarezzare, da amare...
- Prof. Umberto Veronesi, oncologo, vegetariano
Era il 1983 quando mi sono trasferito in Toscana, dopo 2 anni vissuti a Bologna e altre tanti a Milano, avevo bisogno di vivere in un mondo più ecologico e lontano dalla grossa città.
Avevo preso in affitto,assieme alla mia compagna, un podere a circa 30km da Firenze, una bellissima casa colonica con cinque ettari di terra. Io cercavo di terminare l'università ma quasi tutte le mie attenzioni erano focalizzate alla coltivazione del mio piccolo podere con vigne e olivi e da questa mia nuova e travolgente pulsione per il regno Natura.
La nascita di mia figlia mi diede l' imput per terminare la mia attività di studente fuori-corso e mi dedicai completamente e produttivamente a quella che era la mia passione e cioè la progettazione e la costruzione di giardini.
Ricordo quel periodo come una esperienza importantissima per la mia crescita personale, giocavo con i colori e le forme delle piante, prevedendo come si sarebbero sviluppate nel tempo, entrando in relazione con l'ambiente che le circondava e sperimentavo nuovi materiali di costruzione. Mi ero specializzato nel recupero di terreni agricoli abbandonati che trasformavo in parchi rispettando quello che era l'equilibrio naturale del paesaggio toscano, avevo imparato anche a vendere il mio prodotto e il mio servizio. Stavo benissimo ed ero sereno, in perfetta empatia con l'ambiente e la collettività che mi circondava.
Mano a mano che si sviluppava in me il radicamento e il senso di appartenenza alla terra e alla natura quasi automaticamente mi scemava il desiderio della carne. Avevo anche tre oche e delle galline, ma non mi era mai sorta l'idea di doverle mangiare.
Sono stato vegetariano per 23 anni, dal 1983 fino al 2006, ho mangiato carne e pesce per 3 anni, dal 2007 al 2009 e da gennaio 2010 ho detto basta agli opportunismi e ho fatto la grande scelta di diventare vegano e sono certissimo che in questo percorso sono stati determinanti i grandi insegnamenti della Biodanza.
Perché scegliere di diventare vegano ?
La ragione principale è il rispetto per gli animali e non volerli considerare semplici oggetti inferiori da sfruttare ma esseri sensibili con una loro dignità.
Noi vegani non mangiamo prodotti animali come carne, pesce, uova e latticini e non utilizziamo i loro derivati come pelle, lana o seta .
Non compriamo animali e non li teniamo in gabbia, non visitiamo zoo e acquari, non andiamo al circo e agli spettacoli che impiegano animali.
Evitiamo insomma tutto quello che comporta la morte e la sofferenza degli animali.
La totalità dei prodotti animali, carne, latte, uova, proviene da allevamenti intensivi, dove gli animali sono rinchiusi in terribili gabbie senza nessun rispetto per le loro esigenze fisiologiche, con il solo scopo di raggiungere la massima produttività nel minor tempo possibile.
Il momento della uccisione, in quelle macabre “catene di smontaggio” che sono i macelli , è preceduto dal trasporto, lungo ed estenuante, in cui questi animali sono stipati nei camion, senza potersi muovere, bere o mangiare, arrivano a destinazione in gravissime condizioni di stress, spesso così debilitati da non riuscire nemmeno ad alzarsi, e tutto ciò non è sicuramente la parte più drammatica della loro esistenza che è costellata da soprusi continui.
Le mucche possono vivere fino a trentacinque/quaranta anni, ma negli allevamenti sono macellate quando la loro produzione di latte diminuisce, in genere dopo circa sette anni.
Così una volta sfruttate per il loro latte vengono condotte al macello per la loro carne. Durante questo ciclo di produzione sono inseminate artificialmente: se non mettessero al mondo i vitelli destinati al macello, non produrrebbero latte.
I vitellini, strappati alla madre subito dopo la nascita, sono destinati, se maschi, al mattatoio a pochi mesi di vita, carne di vitella, o fatti ingrassare per essere macellati dopo due anni come carne di manzo; se femmine seguiranno il destino delle madri.
Anche la produzione di uova comporta la morte delle galline e dei pulcini maschi. Se avete voglia e soprattutto la curiosità di vedere come vivono le galline ovaiole, visitate una azienda avicola.
Le galline sono stipate in gran numero dentro a minuscole gabbie, senza nemmeno la possibilità di aprire le ali o di seguire i loro naturali istinti, diventano stressate e aggressive a tal punto che spesso si feriscono e uccidono fra loro; il taglio del becco, pratica comune negli allevamenti, serve a limitare questo problema. Le galline vivrebbero dieci/quindici anni, ma in tutti gli allevamenti, non solo in quelli intensivi, finiscono macellate appena il numero di uova prodotte diminuisce (di solito intorno ai due anni di vita) per diventare carne di seconda scelta.
I pulcini maschi, inutili al ciclo produttivo, vengono buttati vivi in un tritacarne per diventare mangime, soffocati o semplicemente lasciati morire accatastati in grandi mucchi.
I pesci hanno un sistema nervoso complesso e, come gli altri animali, provano paura e sofferenza. Qualunque sia la modalità di cattura, la morte dei pesci avviene sempre per soffocamento, dopo un’agonia lunga e terribile che non viene tenuta in alcuna considerazione. L’amo, oltre che un forte dolore, provoca spesso danni irreversibili e morte, anche nei casi in cui il pesce venga rigettato in acqua. Le reti da pesca sono la trappola e la fine anche per tartarughe marine, uccelli, delfini e animali di ogni genere. I pesci d’allevamento sono spesso reclusi in condizioni inaccettabili, tanto che una notevole percentuale degli animali allevati muore per malattie ed epidemie.
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Non dimentichiamo che tutte queste sofferenze degli animali vengono alleviate con quantità industriali di antibiotici e antidolorifici che rimangono nei tessuti dell'animale che noi mangiamo e che noi assimiliamo.
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E' talmente diffuso il fatto di mangiare la carne che non si ha la sensazione di essere complici di una uccisione quando si mangia una pietanza e neppure di essere complici oltre che di un assassinio anche di un degrado ambientale che potrebbe causare problemi a tutti nel lungo periodo.
L’allevamento di animali, sia per produrre carne che per produrre altri derivati :
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comporta un enorme spreco d’acqua.
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contribuisce in maniera rilevante all’effetto serra
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è la principale causa della deforestazione
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è altamente inquinante non solo a causa dell’allevamento stesso ma anche per la produzione di foraggio, per i trasporti dei mangimi e degli animali.
Se tutti diventassero vegani ci sarebbe più cibo per nutrire l’intera popolazione mondiale, perchè gli allevamenti consumano enormi quantità di vegetali che gli animali convertono in carne, latte e uova.
Ma questo processo di trasformazione comporta una grande perdita delle proteine e dell'energia contenute nei vegetali: la maggior parte serve semplicemente a sostenere il metabolismo degli animali e non si converte in tessuti commestibili.
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Gli animali d'allevamento consumano infatti molte più calorie, ricavate dai mangimi vegetali, di quante ne producano sotto forma di carne, latte e uova. Facciamo un esempio: affinché un manzo produca cinquanta chilogrammi di proteine, deve consumare circa settecentonovanta chilogrammi di proteine vegetali.
Nella pratica, gli alimenti vegetali che vengono consumati dagli animali d’allevamento, per poi venire uccisi e commercializzati come carne, sono di gran lunga superiori alle necessità alimentari di tutti gli abitanti del pianeta. Per permettere agli uomini il lusso di mangiare carne a volontà, vengono quindi sprecate enormi quantità di alimenti, per il solo mantenimento degli animali d’allevamento.
Il potenziale nutritivo di tutti quegli alimenti viene quindi quasi interamente perso. Ci si potrebbe nutrire direttamente con le risorse vegetali coltivate nei campi e invece si preferisce coltivare gli stessi campi per produrre cibo per gli animali chiusi negli allevamenti, per i quali bisogna poi “sprecare” una enorme quantità di risorse energetiche e di acqua.
Si pensi che per produrre un kg di manzo possono occorrere fino a 100.000 litri d’acqua, mentre per un chilo di frumento ne occorrono solo 900 e per un chilo di soia 2000.
I numeri potrebbero sembrare eccessivi, ma basta riflettere un attimo sull’iter di produzione.
Per un chilo di frumento è necessario in totale utilizzare circa 900 litri di acqua. Ma per produrre una bistecca, bisognerà prima di tutto coltivare quello stesso frumento, anzi molto di più, dato che andrà usato per nutrire dei bovini per svariato tempo; tempo nel quale andrà dato loro da bere, ma anche utilizzata molta acqua per tenere pulite le stalle; ed infine bisogna anche considerare l’acqua utilizzata all’interno dei macelli.
Le considerazioni sull’acqua necessaria per allevare un bovino sono valide anche per la produzione di latte; in questo caso addirittura si deve considerare anche l’impiego di acqua, non indifferente, necessario per tenere pulite le sale di mungitura e soprattutto i macchinari per mungere. Si arriva facilmente ad un fabbisogno di circa 100 litri al metro quadro per giorno.
Decidendo semplicemente di essere vegano si possono risparmiare più di 5 milioni di acqua ogni anno. Si potrebbe lasciare aperta la doccia 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Senza riuscire a sprecare così tanta acqua come fa una persona che segue una dieta a base di prodotti animali.
Un altro aspetto fortemente negativo dell’allevamento, anche questo poco conosciuto, è la sua incidenza sull’effetto serra. Infatti sono molti gli studi che indicano chiaramente come il contributo della produzione di alimenti animali al totale dei gas serra sia molto rilevante. In particolare, sotto forma di metano prodotto dal sistema digerente degli animali con l'emissione di gas intestinali, mentre le deiezioni degli animali diffondono nell'ambiente sostanze acidificanti ed eutrofizzanti.
Un' altro aspetto dell’impatto degli allevamenti è la deforestazione :
le foreste pluviali vengono abbattute non tanto per predarne il legname, come molti credono, ma sopratutto per ottenere pascoli per l'allevamento di bovini destinati a fornire carne all'Occidente.
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Il problema consiste ancora una volta nella necessità di produrre grandi quantità di vegetali, non per nutrire direttamente l’uomo, ma per sostenere l’allevamento, che in realtà serve a produrre cibo per una quantità molto minore di esseri umani.
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Le scelte che facciamo non influenzano solo la nostra vita, ma anche quella degli altri. Se consumiamo più di quanto ci spetti lo sottraiamo agli altri e alle generazioni future.
Oggi, in un mondo di abbondanza, è difficile capire perchè in tutto il pianeta quasi un miliardo di persone soffrano la fame.
E perchè 40.000 persone muoiano di fame… ogni giorno.
Ciò non accade perché non c’è abbastanza per tutti. Accade perché mentre molti muoiono di fame, noi sprechiamo un’enorme quantità di cereali per nutrire mucche, maiali, pollame ed altri animali solo per soddisfare il nostro desiderio di carne, latte e uova.
La Terra può produrre solo una certa quantità di cibo. La popolazione umana cresce sempre di più, ma la quantità di terra coltivabile no. Allevare animali richiede molta terra, acqua e altre risorse. Per questa ragione la Terra può sostenere solo due miliardi di persone che seguano una dieta a base di carne e latticini. Con una popolazione che ha raggiunto quasi 7 miliardi di persone, è facile immaginare come sia necessario trovare un modo migliore per andare avanti.
Le scelte vegane contribuiscono a creare un mondo che possa nutrire tutti. Le scelte vegane richiedono solo una frazione di terra e molte meno risorse di quelle necessarie per produrre cibi animali.
Se consumiamo meno prodotti animali possiamo nutrire più persone.
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Mangiare carne è semplicemente immorale, poiché comporta un'azione che è contraria al sentimento morale, quella di uccidere. Uccidendo l'uomo sopprime anche in sé stesso le più alte capacità spirituali, l'amore e la compassione per altre creature viventi e, sopprimendo questi sentimenti, diventa crudele.
- Lev Tolstoi
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Brano preso dal libro Il ristorante al termine dell’universo, di Douglas Adams.
In quella arrivò il cameriere.
- Volete vedere il menù – disse – o preferite conoscere il piatto del giorno?
- Conoscere? – disse Arthur.
[...]
Un grande animale del genere bovino si avvicinò al tavolo di Zaphod Beeblebrox. Era grosso, con occhi acquosi, piccole corna e sulle labbra qualcosa che poteva somigliare ad un sorriso accattivante.
- Buonasera – disse, accovacciandosi in terra. – Io sono il principale piatto del giorno. Vi sono parti del mio corpo che vi interessano particolarmente? – borbottò e farfugliò qualcosa tra sé, si mise in una posizione più comoda e osservò Beeblebrox e gli altri con aria tranquilla.
Arthur e Trillian fissarono l’animale stupefatti. Ford Prefect scrollò le spalle, Zaphod Beeblebrox invece lo scrutò famelico, con l’acquolina in bocca.
- Forse preferite un pezzo di spalla? – disse la bestia. – un bel brasato al vino bianco?
- Ehm, un pezzo della vostra spalla? – disse Arthur inorridito.
- Ma certo, signore – rispose felice l’animale. – Non posso certo offrire la carne di un altro.
Zaphod scattò in piedi e cominciò a palpare con l’aria di apprezzamento la spalla del piatto del giorno.
- Ma anche il posteriore è ottimo – mormorò la bestia. – Ho fatto ginnastica e mangiato un mucchio di cereali, perciò c’è tanta buona carne, qua dietro. – Emise un lieve grugnito, bofonchiò qualcosa tra sé, ruminò un pò, poi riprese il discorso.
- O preferite lo stufato al brasato? – chiese.
- Vuoi dire che questo animale vuole veramente che lo mangiamo? – disse Trillian, rivolta a Ford.
- Io? Io non voglio dire proprio niente – replicò Ford, con sguardo vitreo.
- Ma è orribile! – esclamò Arthur. – E’ la cosa più abominevole che mi sia mai toccato sentire.
- Che cosa non va, terrestre? – chiese Zaphod, esaminando l’enorme deretano dell’animale.
- Che non voglio mangiare una bestia che mi sta davanti agli occhi viva e che mi invita a mangiarla – disse Arthur. – E’ disumano.
- E’ sempre meglio che mangiare un animale che non vuole essere mangiato. – disse Zaphod.
- Non è questo il punto – protestò Arthur. Poi ci pensò un attimo e disse: – E va bé, forse è proprio questo il punto, ma adesso non ho nessuna voglia di pensarci. Perciò mi limiterò a … ehm… mangiare un piatto di insalata.
- Posso esortarvi a prendere in considerazione il mio fegato? – disse la bestia. – A quest’ora dovrebbe essere tenerissimo e molto nutriente, perchè sono mesi che mi sottopongo a una dieta abbondante e ipervitaminica.
- Un piatto di insalata – disse Arthur, con enfasi.
- Un piatto di insalata? – grugnì l’animale, rivolgendo ad Arthur un’occhiata di rimprovero.
- Non vorresti mica dirmi per caso che faccio male a prendere un insalata? – disse Arthur?
- Bè – disse l’animale – conosco molte piante d’insalata che non esiterebbero a rispondervi di si. Ed è proprio per questo che alla fine, per porre un rimedio al problema, si è deciso di allevare un animale che volesse veramente essere mangiato e fosse in grado di dirlo chiaramente, senza mezzi termini. Ed eccomi qua, infatti. – Fece un piccolo inchino.
- Allora io prendo un bicchier d’acqua – disse Arthur.
- Senti, – disse Zaphod – vogliamo mangiare, non filosofare, Quattro bistecche di prima qualità. E in fretta. Sono cinquecentosettantasettemila milioni di anni che non mettiamo qualcosa sotto i denti.
L’animale si alzò faticosamente in piedi, con un lieve grugnito soddisfatto.
- Un’ottima scelta, signore, se mi consente. Davvero ottima. Vado subito a spararmi.
Si girò e strizzò l’occhio ad Arthur con aria amichevole.
- Non preoccupatevi, signore – disse. – Sarò molto umano con me stesso.
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“Se voi siete legati in modo intimo con il principio biocentrico,
voi proverete il legame cosmo biologico, l’ancestrale familiarità con le pietre, con gli uccelli, con il sole, con il mare.
Se voi agite a partire dal principio biocentrico, voi appartenete al movimento di resistenza ecologica di tutti coloro che vogliono dei fiumi chiari, non inquinati, che vogliono il rispetto della fauna e della flora.
Legati al principio biocentrico, voi siete un pedagogo, un amante, un artista”.
R.Toro
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"Biodanza, principio biocentrico e veganesimo"